Esperienza che Reuben, ridotto in miseria per la sciagurata perdita del bagaglio dovuta all'incosciente guado di un torrente impetuoso, fece dell'esistenza degli angeli e della presenza dell'angelo custode Marcel-Lucien, nel corso di una messa di Natale a Magonza.


IV

C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano facendo la guardia al loro gregge.
Era già il secondo Natale, già più di un anno e mezzo era trascorso, e così lentamente. Natale, senza alcun significato.
Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.
Così buio quella notte, e così freddo, e nessun posto dove andare se non nella chiesa fredda, ma così stracciato da restare in fondo, dietro una colonna, a testa bassa.
Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro.
Ogni notte di Natale gli angeli tornano a visitare la terra, cercano i pastori e i mendicanti, poveri, ciechi e zoppi che sappiano ascoltare. E’ Natale.
Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo.
Una notte così fredda. Reuben era senza forze poiché non mangiava da due giorni. Ma domani si sarebbe sfamato, perché Natale è festa per i mendicanti. Nessuno nega un pezzo di pane a Natale. Domani, coraggio.
Oggi è nato nella città di Davide un salvatore che è Cristo Signore.
La chiesa si riempiva di uomini e di calore: davanti i ricchi, dietro i più poveri, in fondo Reuben e i mendicanti, a testa bassa. Moriremmo - pensò - se ci permettessimo l'orgoglio. Anche l'orgoglio è un lusso, e noi dopo andremo fuori, sul portone, e io non prenderò neppure una moneta, perché non spingerò e non mi lamenterò. Tenderò la mano, ma se mi vedranno in faccia avranno paura dei miei occhi.
Questo è il segno per voi: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia.
E queste donne con bambini addormentati o piangenti, avvinti al calore di quei seni avvizziti. I bambini commuoveranno le donne, e io avrò fame fino a domani. E che importa, coraggio. Devo solo resistere ancora per quarantanove anni.
E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva.
Cominciano a cantare. E’ mezzanotte. Ancora poche ore e mangerò, e se riuscirò a dormire passeranno in fretta, fino all'ora in cui il primo sole mi guiderà verso i camini fumosi, verso le donne negli orti a cui chiedere il pane e un sorso di vino in un bicchiere di cotto che poi getteranno.
Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Era un tempo benedetto nei beni, due anni fa, fra lenzuola di lino e stufe e pane e vino rosso e acquavite. E nessuna libertà senza il pane. Basterebbero pochi denari per comprare un vestito colorato col quale andare a corte. Potrei cantare e vivere un poco ancora, come devo. E’ stato un freddo Avvento.
Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo i pastori dissero fra di loro.
Ricordo i miei passati Natali, le veglie fino a mezzanotte e la noia delle Messe quand'ero bambino; e i regali, la neve e il freddo, e sentire ripetere da tutti Natale, buon Natale, Natale e non capire cosa significa, quale motivo ci obbliga alla bontà in quel giorno e non negli altri.
Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che Dio ci ha fatto conoscere.
E le prediche, che solo crescendo ho iniziato ad ascoltare. E l'ultima fu uguale a quella che ora finisce: "oggi infatti la chiesa ha raggiunto il porto; oggi, carissimi, il popolo di Cristo viene esaltato, mentre i nemici della verità sono umiliati."
Andarono dunque senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia.
Veniamo qui a sentirci deridere con gli occhi, noi poveri mendicanti. In fondo alla chiesa, dietro le spalle volte di tutti. Da dove ci viene questa forza? Questo coraggio di restare e non fuggire a morire nella neve di un fosso o sul muro di un convento. Forse è la fame, la paura. E qui c'è un po’ di caldo.
E dopo averlo visto riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Siamo il popolo senza parola, senza coraggio e senza viltà, non avendo nulla da perdere e nulla da guadagnare. Ci stimano perciò pericolosi, soprattutto me che ho gli occhi neri.
Tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori dicevano.
Colgono senza sforzo il privilegio della povertà. Io che ero ricco lo colgo con rabbia. L'offertorio.
Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
E’ una messa distratta, in un luogo di disaffezione. E ora giunge il momento del canto degli angeli.
I pastori poi se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, così come era stato detto loro.
E venne infine il canto di tutti gli esseri viventi, il canto che è sempre intonato nei cieli.
Appena il celebrante ebbe terminato di dire "inno della sua Gloria", Reuben vide improvvisamente apparire sotto la volta della navata centrale una moltitudine di angeli lucenti di grigio-azzurro con ali candide e piccoli piedi; appena questi ebbero colmato tutta la volta, in un istante immobile e tumultuoso, da terra si staccarono decine di angeli, mentre i fedeli ignavi cantavano Sanctus Sanctus Sanctus, che si librarono in aria e andarono a confondersi con la moltitudine che affollava la navata. Reuben sentì alle spalle un vento che in un istante soffiò e cessò, e vide per un solo attimo Marcel-Lucien, adornato di quattro splendide ali di piume bianche, staccarsi da terra per raggiungere i suoi fratelli.
Stette immobile, stordito dallo spettacolo e terrorizzato dalla magnificenza della gloria dei cieli fino a quando, con l'infrangersi dell'ultimo neuma sull'ultimo "cieli", dopo il vibrante eco del volume della cattedrale, gli angeli in cielo si dispersero rapidi com'erano venuti e ad alcuni di essi si staccarono le ali che, disgregate in migliaia e migliaia di morbide piume, caddero in basso e svanirono prima di sfiorare le teste dei fedeli che di nulla si erano accorti.
Scomparse le schiere, gli angeli custodi rimasero, vestiti di stracci rattoppati e larghe bluse azzurre e marrone, con solo due piccole alette sui polsi, nascoste dalle ampie maniche; e scesero, scesero ridendo e volteggiando in due mulinelli, come giovani taccole guidate dal vento, prima di atterrare ciascuno dietro alle spalle del proprio fratello di carne, e Marcel-Lucien dietro quelle di Reuben che si girò di scatto per vederlo.
Ma non vide che il portone della chiesa stipato di mendicanti, verso cui si fece largo e da cui uscì di corsa a piedi nudi sulla neve, versando lacrime e lodando Dio, scordando per pochi minuti il freddo e la fame.
E già l'alba lo trovò lontano.