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Appunti
per un making of
di Allen
Faulkner
La versione di Reuben che viene pubblicata nel 2007 è
una delle molte che circolano, simili nella sostanza, ma diseguali nella
lunghezza, in alcuni aspetti dello stile e soprattutto nella struttura.
Per fare chiarezza sulla controversa questione di quale si debba ritenere
il Reuben autentico e per rendere conto delle ragioni alla base
delle numerose successive revisioni, nonché per giustificare le
manchevolezze di quest’opera rispetto a quelle della maturità,
pare opportuna una breve annotazione in cui si ripercorrano le tappe della
genesi e dell’evoluzione del romanzo e che renda esplicite le ragioni
che hanno indotto l’Autore a modificarlo più volte nel corso
degli anni.
Per sua
stessa dichiarazione, Reuben si pone da sempre per l’Autore
come una pietra fondante che ha il carattere dell’instabilità,
che ha in sé numerose e gravi pecche strutturali, ma da cui non
si può prescindere per salvaguardare l’armonia dell’intero
corpus dei romanzi. Il testo di Reuben sembra reagire alla penna
che continuamente lo tormenta come una roccia sedimentaria reagisce allo
scalpello dello sculture, cedendo intere sezioni piuttosto che minimi
frammenti e riconfigurandosi in una forma implicita nella natura propria
e non corripondente alle intenzioni creative dell’artista. Probabilmente
la ragione dell’accanirsi dell’Autore è un’insoddisfazione
che egli tenta di esorcizzare in tappe successive tagliando spietatamente
fino a ridurre il testo a circa metà, poi suddividendolo in capitoli,
poi aumentando gli a capo, sempre in un’opera di espunzione ed autocensura
di sezioni presumibilmente colpevoli di manchevolezze artistiche che continuamente
si ripropongono: “Fra queste colpe – confesserà l’Autore
- la più grave apparsa ai miei occhi è quella dell’ingenuità”.
Eppure,
riprendendo in mano il manoscritto originale (che, incompleto, risale
al 1980) per confrontarlo con l’ultima versione, ci si accorge che
proprio la sua ingenuità ne faceva qualcosa di singolare. Il moralismo
e la sincerità, insieme a invenzioni più o meno felici,
rendevano la prima versione (Ur-Reuben) quasi più autentica
di quest’ultima, più immediata nello svelare, proprio nelle
sue incertezze strutturali, l’insicuro procedere del ragazzo smarrito.
Anche il fatto che Ur-Reuben non fosse suddiviso in capitoli,
ma procedesse tutto dritto per 209 pagine dattiloscritte (completamento
artigianale di quella prima versione) rende maggiore giustizia al suo
essere flusso di coscienza e contemporaneamente flusso di esperienza,
nel senso che l’evolversi dello scrittore e dell’individuo
si svolgevano su un piano di reciproca influenza dove il tempo della riflessione
a posteriori era annullato dall’urgenza dell’espressione immediata,
violenta del momento (non dimentichiamo che Roberto Leopardi inizia a
scrivere Reuben a diciotto anni). I tre quaderni di manoscitti
che costituiscono la base documentaria dell’Ur-Reuben sono
caratterizzati tra l’altro proprio da una quasi totale assenza di
correzioni. Il primo quaderno, addirittura, non porta quasi traccia di
cancellature, quasi come se il tempo dello scrivere procedesse così
di conserva con quello del pensare da non costringere neppure a una rilettura.
Il carattere di sincerità di tale Ur-Reuben sta dunque,
a mio vedere, proprio nel fatto di non costituire il frutto di una riflessione
su eventi di un passato sia pure recente, ma la trascrizione di urgenze
dell’immediato, anche nel riportare così come appaiono immediatamente
alla mente immagini associative il cui significato poteva essere, e forse
ancora è, del tutto oscuro. Dunque proprio la giovanile sincerità
del primo Reuben è concausa, forse generativa, della “colpe
di ingenuità” che lo attraversa. In tal senso, si può
affermare che Reuben è un’opera che va letta solo
una volta e solo in un momento ben preciso della vita, in quella fase
terribile del processo di individuazione in cui ci troviamo scaraventati,
senza speranza di ritorno, nel mondo agro degli adulti. Ogni rilettura
adulta di Reuben rischia di portare all’evidenza immancabili
ingenuità che, non trovavando più appoggio nell’immediatezza
esperienziale che le aveva fatte scaturire, “mi sembrano –
scrive l’autore - sempre più intollerabili e sempre più,
se così posso dire, sbagliate”. E’ questa la ragione
delle ingenerose sforbiciature, non meno che delle sforbiciature opportune
per ragioni narrative ed estetiche.
Fra questi mutamenti intervenuti nel testo, la cosa di cui forse l’Autore
si pentirebbe di più, misurando la distanza fra quel primo Reuben
e questa quarta versione (con varie release fra una versione
e l’altra) è forse l’avere optato per una suddivisione
in capitoli (già dalla versione 3). Personalmente tornerei all’intuizione
originaria dell’unico flusso, tanto più che, ridotto quasi
ad un racconto lungo, il testo attuale non risentirebbe di eccessiva pesantezza.
La scansione in capitoli è in effetti arbitraria. Ciascun capitolo
non introduce fatti nuovi, né si muove su prospettive diverse,
mantenendo quindi una forte autonomia come i capitoli di June,
di Som de l’Escalina e più ancora di Thomas,
ma non avendo la stessa funzione nell’economia del romanzo. Inoltre
recupererei alcune immagini che non mi sembrano così infantili
come le vede l’Autore, né insignificanti nell’economia
del racconto, a partire già dalla visione di una strada asfaltata
“che sembrava finire quasi in una nuvola” che compare alla
pagina 2 del manoscritto. Ma queste sono decisioni che spettano all’Autore...
E’ quasi commovente l’affetto che lega l’Autore a Reuben,
che definisce “l’equivalente di un figlio primogenito che
mi assomiglia in tutto fuorché nell’età e di cui comprendo
le pulsioni senza però provarle più”.
Resta da dire qualcosa (poiché ho parlato di Reuben 1
e di Reuben 4) delle due versioni di mezzo del libro. La versione
2 risale all’avvento del computer, ed è la trascrizione,
ritengo piuttosto fedele, del testo originale in formato elettronico.
Pur esistendo ancora i files su floppy, è difficile consultarli
dato che gli elaboratori in grado di leggerne il formato sono scomparsi
da un pezzo. L’edizione ufficiale di Reuben 2 è
dell’8 ottobre 1985 e consta di 135 pagine: non è suddivisa
in capitoli. La versione 3 è la prima versione ridotta. E’
in tale occasione che sono stati operati i tagli più netti, dando
al romanzo la forma che ha attualmente. Le differenze fra la versione
3 e la versione 4 sono significative solo a livello di microinterventi,
che non intaccano il tessuto narrativo.
Si può dunque individuare una specie di costante ondulatoria nel
destino di Reuben, dove le versioni dispari hanno una funzione
creativa, quelle pari una funzione di riordino.
Se Reuben si ripropone di nuovo, in veste solo un po’ diversa,
è perché deve finalmente svolgere la funzione che ha da
adulto: costituire il capitolo iniziale della trilogia di Reuben
che, lasciata in sospeso alla fine degli anni ’80 con la pubblicazione
di Som de l’Escalina, va oggi avviandosi a completamento
con la pubblicazione sul web del work in progress del terzo volume
che ha per titolo provvisorio Thomas il monaco.
In questa suo nuovo ruolo saprà forse, come suo costume, mostrare
una ulteriore faccia del prisma che non ha cessato di essere.
(traduzione di Ada Iesi) |
      
  
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