Sabato 12 aprile 2008 presso il teatro di Pedemonte - Verona si è tenuta una serata, nell'ambito degli Incontro con l'autore, organizzata dalla Biblioteca di Pedemonte, nella quale è stato presentato June, opera di Roberto Leopardi
 
June – i postumi di Mirco Cittadini

Ancora assonnato, satollo (di emozioni oltre che di pasticcio) ed ebbro (di alcol e non solo), tento la cronaca della giornata di ieri.
(...)
Ghirlandino mi ha raggiunto per le quattro. Abbiamo provato per un pochino e poi ci siamo diretti a teatro, in amena località Pedemonte, tappa privilegiata di etiliche magnalonghe. Arriviamo che stanno montando i cavi per gli strumenti.
Il mio Maestro è di nero vestito. Anch’io tendo allo scuro con il mio completo, ma spezzo con una camicia azzurra. Capiamo dove metterci, ripensiamo alla scaletta, dobbiamo provare un paio di cose ed è a quel punto che il Maestro se ne esce con “Poi quando canterete...” Canteremo? “Sì, beh, altrimenti la gente non capisce da dove sbucate fuori” (io lì per lì penso che forse, il fatto che leggo dei brani e che presento il libro un po’ dovrebbe aiutare gli spettatori a definire il mio ruolo, ma taccio). Ok, cantiamo. Quindi necessita sosta ad un bar. Andiamo a quello dell’oratorio (squallidissimo, con un vino dove temo ci abbiano risciacquato delle bestie morte di morte violenta e umiliante). Becchiamo una specie di pub e ci rifocilliamo (ma non posso dire il numero di soavi bevuti. Dico solo che al nostro ritorno, quando abbiamo iniziato a cantare, il mio Maestro ha sbottato “Ma quanto vino avete bevuto?”).
Si prova. Si conoscono i musicisti (gente perbene). Arriva Shalom, bella e angelicata, l’editrice della casa Spirito della Terra. Poi arrivano moglie e figlie del mio Maestro e si aspettano gli spettatori. Noi avevamo Giulia, Valeria (Titti) e Gabri (sociologo del gruppo). Purtroppo mancavano sia Paola (impegnata in un’animazione serale per i figli di ricchi assicuratori) che Orangecat (impegnato a prendere il mio futuro inquilino RawEggs).
Scopro che l’assessora di Pedemonte (organizzatrice dell’evento), è una maestra per la quale ho lavorato anni fa.
(...)
Quando arriviamo alla ventina di astanti si parte e la serata scoppietta. Io mi occupo della parte più seria. Il mio Maestro si svela mattatore e cabarettista. Ci alterniamo tra letture, musiche, un duetto tra me (voce) e il mio Maestro (piano) che in parte, simbolicamente, mi commuove; poi canzoni, gag, il pezzo forte diventa la scena con song, coretto, lettura intrecciata mia e del mio amato Ghirlandino (camicia nera, posa da esperto chanconnien – chissà come si scrive sta parola- ispirato e languido, innocente ma non innocuo, a incarnare il giovane protagonista), la band tutta.
Il sassofonista è simpatico. Prima di ogni brano, chiede a me cosa deve suonare. Poi suona meravigliosamente. Solo in nottata scopro che lui non aveva mai provato una volta. Siamo così, noi artisti jazz.


Poi il mio Maestro chiama i suoi amici di infanzia sul palco e li coinvolge a cantare. Parla Shalom, l’editrice, rivelando che le prossime pubblicazioni saranno saggi del povero pears (che come ben sapete sono un consumato saggista...).
Gran finale con coro gospel (gli Animula sempre del mio Maestro) con il Leopardi che canta e impazza scatenato. Applausi ed emozioni pure. Una festa tra gente perbene.
Si va a mangiare in taverna, si conoscono personaggi folkloristici e affascinanti. Si scade nelle barzellette più triviali e si ride, si beve, per un attimo ci si sente famiglia. Siamo fatti così noi artisti jazz. Si pensa al tour. Si pensa che serate come queste rendono tutto più semplice. Penso che se non fosse per tutto quello che faccio io in un coro gospel ci andrei a cantare. Penso che questa è la perfezione e manca appena di un grado. Penso che questo non è un sogno. Penso che il mio Maestro mi salvò la vita in passato ed è giusto che ora io celebri la sua arte. Penso che ieri sera io e il mio Maestro ci siamo detti poco niente. Non è tipo da smancerie lui. Uomo burbero, alla fine. Un eremita. Penso però che ci siamo detti molto. Ci siamo dati molto.

Così ci si ama tra gente perbene. Così ci si ama tra noi artisti jazz.
Oh yes.


Ghirlandino

Cose come quelle, cose come queste, cose come il jazz, cose come la notte e le barzellette; cose vere. smette un brano, ne va un altro. E se è improvvisato, allora è perfetto meno un grado. Così si guarda nel fiume per (cercar di) capire, una vita che tanto non è che un insieme di accordi, è un orchestra, che improvvisa, che suona bene, che suona o che semplicemente va d'accordo senza nemmeno parlarsi. Artisti jazz? Ne siamo pieni. Eli amiamo tutti.


Commento alla serata dell'editrice - Shalom Gargioni

Penso che la serata del 13 aprile 2008 sia stata un’altra serata che mi rimarrà incisa nel cuore. La prima presentazione fu uno dei giorni più belli della mia vita, un inizio che non credevo potesse esistere. E sabato mi sono sentita un po’ cresciuta rispetto all’inizio.
Due grandi artisti sul palco, doti fantastiche. Ho da gestire due artisti dal valore inestimabile. Come potrò mai essere all’altezza?

Il mio Maestro si è affidato a me per lanciare la parte migliore di sé. Oddio. È un’emozione che non si può descrivere. È preoccupazione, gioia, tenerezza (...).
Lo osservo mentre si muove sul palco, mentre suona con quella faccia preoccupata che lo rende buffo, è bravo, solo non ci crede, perché lui è scrittore. Lui è scrittore, nient’altro. Chi l’avrebbe mai detto…
E mirco? L’ho conosciuto una sera. L’ho studiato. Mi piaceva. Dopo sabato?

Un altro Artista (...) Due ARTISTI tra le mani? Mi sento un po’ Pippo Baudo: li ho scoperti io!!! Applauso. Bisogna far conoscere al mondo questi splendidi artisti, affinché il mondo possa colorarsi di vero, genuino, unico talento. Talento o genio? Lo scopriremo.
Le emozioni della serata mi ripagano di tutto. Senza parole, orgogliosa, occhi lucidi. Meraviglia. Questa è arte. Meraviglia. Stretta al cuore. Senza parole. Non si può descrivere uno spettacolo del genere. Bisogna viverlo. Incantevole. Mi sono seduta nelle ultime file per isolarmi nelle mie emozioni, per non essere disturbata da nessuno. Li osservo.
È un sogno, credo, non posso essere partecipe di un così elevato livello d’arte. È troppo per me.


Altre foto della serata

Si ringraziano:

Gli attori-lettori-cantanti(per l'occasione): Mirco Citaddini e Filippo Mecchi.

La band: Nicola Berardo (chitarra), Fulvio Leopardi (pianoforte), Bebo Tessari (batteria), Andrea (basso), (sax) e Federica Mazzocchi per la sua splendida voce.

 

 
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