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Intervista
all'Autore
Domanda: Tu sei un artista completo,
un artista con la A maiuscola. Cantante, musicista, scrittore, pittore.
Fra tutte queste arti lo scrivere è al primo posto, ma allora perchè
svelarti al mondo solo adesso ascoltando così il consiglio di Maupassant
a Flaubert (come citato in June) di non pubblicare nulla prima dei 40
anni? Roberto
Leopardi: Mi pare di ricordare che Flaubert
consigliasse i trent’anni. Ma adesso l’età media si
è allungata. Io avrei pubblicato anche a vent’anni, ma avevo
due problemi: il primo, che non sapevo come fare; il secondo, che non
ero in grado di accettare critiche e consigli. In quanto alla A maiuscola,
preciso che sono un musicista mediocre, un cantante appena un po’
migliore, un pittore assolutamente scadente. D. Molti leggendo June si sono interrogati sul finale. Vuoi darci qualche illuminazione o preferisci lasciarlo avvolto da quell'eccitante mistero che lo caratterizza? R. La mia opinione sul significato del finale di June è insignificante. Spetta al lettore decidere quale senso dare alle parole. Per quanto mi riguarda non avevo intenzione di lasciare niente di ambiguo e a me sembra che sia abbastanza chiaro che ciò che accade fra Thomas e Vivian è vero, quindi è un sogno. D.
I personaggi dei tuoi libri, gli ambienti, persino i nomi. tutte è
curato nei minimi particolari e indagando si capiscono numerose correlazioni
e i motivi delle tue scelte. Mi suscita molta curiosità la scelta
della Slovacchia come ambientazione per Thomas il Monaco. Puoi dirmi perchè
hai scelto questo luogo? R.
Dai primi manoscritti di Thomas si evince che il monastero si trova al
punto di incontro del Ducato d’Austria e della Marca Morava. Non
so bene perché, ma era così. L’ambientazione slovacca
deriva dall’imprevedibile sviluppo del libro. Devi considerare che
ho iniziato Thomas subito dopo avere completato Som de l’escalina,
ma dopo alcuni capitoli l’ho abbandonato per iniziare Aengus. Dopo
poche settimane ho smesso di scrivere e per nove anni non ho scritto niente.
Un’ambientazione precisa si è resa necessaria per la piega
che ha preso il libro dopo che ho ricominciato a scriverlo. Diciamo che
ho cercato dov’era questo monastero finché non l’ho
trovato. Non è che ho deciso dove metterlo. L’ho cercato,
ed era in Slovacchia, sui Piccoli Carpazi. Lo scorso luglio sono andato
a vedere se era proprio lì e l’ho trovato. Era proprio tutto
come doveva essere. Tu hai visto le foto e sai che è proprio così. D. Il logo della casa editrice è una mano. Cinque sono le dita così come le opere che hai annunciato scriverai. Com’è possibile che già sai il numero esatto delle tue opere? Non è possibile che qualche nuova ispirazione sopraggiunga e tu ne scriva sei, o magari dieci? R. Credo di no. Spero di no. Insomma, sono sicuro di no. Già il pensiero di scrivere Aengus quando avrò finito Thomas mi spaventa. E comunque, finiti questi ultimi due libri, non avrò altro da dire. Poi, a me i libri piace riscriverli più che scriverli, quindi non avrei tempo per riscriverne più di due. Prima o dopo mi toccherà anche morire. D. I tuoi personaggi ricorrono in ogni romanzo con ruoli e situazioni diversi. Reuben è presente in tre di essi, la figura di frate Tommaso in due. I primi quattro libri quindi sembrano essere correlati strettamente fra loro. Nelle anticipazioni di La Ballata di Aengus l’errante invece non appare nessuno di essi. È un caso oppure è un mistero creatosi perché ricercato? Se sì, perché hai fatto questa scelta? Cosa volevi dire al lettore? R. Non ho assolutamente niente da dire al lettore. Se qualcuno mi chiede perché ho scritto una certa cosa posso solo dirgli che l’ho scritta perché stava bene proprio lì e proprio lì deve stare. Su Aengus posso dire ancora meno. Devo ancora scirverlo… D.
Un’ultima domanda. Scrivere per te è vita. Cosa è
cambiato in te iniziando a scrivere? E quali cambiamenti avvengono in
te continuando a farlo? Infine, ha comportato dei cambiamenti pubblicare
poi i tuoi romanzi? R.
Quest’ultima domanda sono tre, ma basta una sola risposta. Io ho
scritto fin da bambino. Ho scritto sempre, quindi non c’è
stato nessun cambiamento. Scrivere non mi ha cambiato la vita perché
scrivere è parte di me. Io non cambio scrivendo se non forse nella
misura in cui scrivere mi aiuta a definirmi più chiaramente, a
capire meglio il mondo intorno a me e il mio ruolo e le mie responsabilità.
La ragione vera per cui ho pubblicato è che non volevo più
riscriverli, quei libri, e che un’opera letteraria è finita
solo dopo che ha un formato in volume. I quadri sono finiti solo dopo
che sono stati messi in cornice ed esposti. Un libro è finito solo
quando è edito, altrimenti si potrà sempre ritoccarlo e
quindi non sarebbe finito mai. E poi mi piace che quando li regalo hanno
un piacevole e comodo formato tascabile. |
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